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Alessandro Ghebreigziabiher

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Comunità di recupero

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Comunità di recupero di Alessandro Ghebreigziabiher All’inizio è stato difficile. Lo è per tutti. Il primo giorno in comunità di recupero non lo scorderò mai. D’altro canto, potrei forse dimenticare tutti gli altri? A ogni modo, i miei nuovi compagni erano lì, nel cortile che tutti ospita, dove c’è spazio per incontrarsi, se davvero lo si vuole. “Io mi chiamo…” esordii cercando di presentarmi, ma fui immediatamente bloccato dalla mia interlocutrice. Silenzio , questo è ciò che disse. Questo è quel che chiese. Difficile, difficile davvero. Ardua impresa, a dirla tutta, perché ero lì per chiedere aiuto. Per ottenerlo, a esser precisi. Ciò malgrado, accusai il respingimento e mi corazzai di orgoglio ferito fino al tramonto. Il giorno seguente ero di nuovo nella piazza, il luogo della socializzazione e della condivisione. Mi appropinquai al primo tizio a portata di dialogo ed esclamai: “Ciao, io vorrei…” Identica risposta. Silenzio , questa fu difatti la sua ...

Le polpette di Ikea sono turche

La tv è coreana, va bene. Ma il ‘va bene’ è nostro, cribbio. L’auto nel box è tedesca, confesso. E il caffè di stamattina viene dal Brasile. Le banane del consueto frullato a merenda sono del Senegal. Google, Facebook e Twitter sono americani, come dici tu. Ma io preferisco Instagram, tie’. Che è… è americano pure lui, ok… va bene! Pensi che non lo sappia? Pensi che non sappia che le mani che puliscono la mia casa vengono dalla Romania? Che quelle che si prendono cura di mia madre sono polacche? Leggi il resto

Racconto di pace e scuse

Tuttavia, più di ogni altra cosa – affermerà il paese delle opportunità sprecate – imploriamo perdono da voi, anime native, coloro che abbiamo sterminato al nostro arrivo, i veri americani, che americani non erano affatto, e fu forse questo l’inizio della loro sventura. All’unisono, si leverà dritta la rivale di sempre, la grande madre Russia, e con sincero pentimento domanderà scusa per i gulag, naturalmente, ma sarebbe scontato, perché in pratica dovrà rispondere di più o meno le medesime colpe dello storico nemico, tra tutti il sacrificio dei diritti umani e l’annientamento sistematico delle voci stonate tra gli autoctoni. Leggi il resto

Racconto per riflettere: mi piace pensare

Mi piace pensare, l’ho detto. E, laddove insista nel peraltro comune atto, sono incline a voltar spalle e criterio alla sentenza reale, lo ammetto. Di conseguenza, a cavallo di codesta fugace andatura, mi piace pensare alla parola fine, incisa una volta per tutte con inchiostro che sia di ogni tipo di rosso, fuorché il sangue delle vittime innocenti. Un solo, semplice lemma, d’accordo, ma di immenso potere al cospetto delle più orrende narrazioni a cui stiamo assistendo al riparo di comode poltrone con braccioli. Fine della guerra, fine delle violenze, fine dei massacri, fine, infine, di ogni abominio tollerato, là fuori... Leggi il resto

Io sono diverso

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Io sono diverso di Alessandro Ghebreigziabiher Sono diverso, capisci? Io sono diverso. E’ evidente, non è un pregiudizio, è così. Te l’ho detto stamani, prima di uscir di casa e te lo ripeto ora che son tornato da te. Non appena ho varcato la soglia del mio appartamento, ne ho avuto riprova, capisci? Mi capisci, sì? C’era quel signore là, quello che non saluta, con gli occhiali piccoli, gli occhi ancor più minuscoli e le pupille che si vedono appena per quanto son microscopiche. Io ho gli occhi grandi, invece. E il naso… no, il mio è più grosso, d’accordo, ma è dritto, il suo ha la gobba, vuoi mettere? No, sono diverso, non mi stancherò mai di ripeterlo, ma è roba che non si discute. Sono diverso dalla signora nell’ascensore, con quelle lentiggini sulle gote e i capelli biondi. I miei sono castani, cavolo, un castano particolare, però. Niente di paragonabile al castano del portinaio che spazzava nell’ingresso. No, perché uno potrebbe dire che sei diverso, t...

Racconto sulla guerra: quando si parla di te

Ugualmente, allorché si parli di te, caro migrante, nel tragico, ultimo atto di affondar tra i flutti, i soli capaci di accoglierti senza alcuna discriminazione, l’ecumenicamente rassicurante immagine della nave sbagliata, ricolma di vite inopportune, mentre si eclissa all’orizzonte è nel bel mezzo del tavolo mediatico, pronta per essere ingoiata e dimenticata... Leggi il resto

Non in vendita

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Non in vendita di Alessandro Ghebreigziabiher   Ancora una volta in un futuro, forse non così lontano… Salve, io vorrei fare il pieno. Viaggiatore? Sì, sì, certo. Primo viaggio? Già… come l’ha capito? Gli occhi. In che senso? E’ un classico, giovane amico, è tipico di voi novizi della navigazione globale avere quel tenero luccicore, ancora imberbe, ecco. Ed è una cosa brutta? No, niente affatto, non mi fraintenda, è solo che così stanno le cose, ecco. Capisco. Allora, ha detto il pieno, giusto? Esatto. E vuole andare lontano, vero? Proprio così… anche questo è tipico? Molto tipico. E così stanno le cose. Bravo, vedo che è sveglio. Quindi, questo pieno? Eccomi: vado? Proceda pure. Allora, il mondo occidentale è abitato da persone oneste e civili, timorate del Signore e osservanti la morale pubblica. Sono riconoscibili dalla carnagione chiara, i lineamenti delicati, capelli ordinati, nonché cura del corpo e dell’igiene personale. Hanno radici e t...

Racconti di donne: mia madre

E’ una esistenza che si frantuma, giorno dopo giorno, la mia. Io sono le foglie che ogni anno ingialliscono di più. Io sono l’acqua che un tempo scorreva e ora è costretta a fuggire. Risplendo di luce che nel silenzio è benedetta e nell’ottuso, umano fragore diviene peccato. Ascolta, quindi, il mio consiglio. Non arrenderti... Leggi di più

Racconto sulla povertà: quando i poveri vedono

I poveri lo vedranno, oh, se lo vedranno. Difatti, quando i poveri ci vedono per la prima volta, non perdono più prezioso tempo in parole e gesti privi di fondamento. Gli occhi si fanno testimoni, costruiscono memoria, definiscono con la retta precisione il passato e il presente, e finalmente indicano il futuro con la concretezza che merita. Di conseguenza, da quell’istante, parole e gesti saranno diversi e saranno in molti ad accorgersene. Non solo i poveri... Leggi di più

Racconto per riflettere: l'uomo che faceva strada

Ecco perché io faccio strada. Sono umano ed è questo il mio compito migliore. Come tale, non potrei mai ritener sufficiente alzar la voce, per sgridare con ugola isterica e un'occhiata posticciamente minacciosa il camminator ribelle. Perché il bisogno di percorsi alternativi verso il domani è roba scontata, che per primo dovrei aspettarmi. Giammai per ultimo. E perché sarebbe imperdonabile che le giovani fiamme che tanto bruciano gli occhi agli sguardi precocemente invecchiati rinunciassero al prezioso ardore di cui ci fanno dono... Leggi di più

Favola di eroi e migranti

Questa è la favola di un mondo . Un mondo che esiste e che c’era pure in passato, ma non v’era dimostrazione, o magari veniva cancellata senza giungere a galla. Allo stesso tempo c’era, c’è, e pure prima, nonostante non dovrebbe affatto andar così, un regno descritto dalla Storia dalla esse autoritaria. Un pianeta di tanti esseri e molti confini, tenuti lontani da un mare di mistificazioni. Di un’infinità di creature e spiagge, di esili narrazioni che sopravvivono al duro cammino grazie a coraggio e amore quasi come i fragili passeggeri dal futuro ambito. Nel firmamento di siffatte creature e frantumazioni, eccoli, gli eroi errati… Leggi il resto Compra il mio nuovo libro , Carla senza di Noi Leggi altre storie per riflettere Leggi il racconto della scorsa settimana: Vietato sorridere Ascoltami cantare con la band Guarda un estratto dello spettacolo Carla senza di Noi Iscriviti alla Newsletter
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