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Alessandro Ghebreigziabiher

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Il gioco della vita

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Il gioco della vita di Alessandro Ghebreigziabiher   In un futuro lontano quanto vicino… “Caspita”, fa il giovane sollevando del tutto le palpebre, “mi sa che ha funzionato...” “Cosa?” Il nostro sobbalza, in quanto non aveva scorto il tizio sulla soglia della strana stanza. “Chi è lei?” “Il suo amministratore, signore”, risponde l’uomo, pantaloni neri e cravatta del medesimo colore su una camicia perfino più bianca e impeccabile delle pareti sullo sfondo. “Cos’è che ha funzionato?” “La macchina del tempo… perché questo è il futuro, giusto?” “Dipende da cosa lei intenda per passato, signore.” “Prego?” “Niente, lasci perdere, si preoccupi del gioco, piuttosto.” “Quale gioco?” “Che domande, signore: il gioco della vita .” In quel momento il ragazzo mette a fuoco alcuni aspetti tutt’altro che trascurabili. Malgrado si trovi sulla medesima sedia da PC dalla quale aveva effettuato l’avveniristico salto temporale, innanzi a lui non c’è più quest’ultimo, bens...

Le polpette di Ikea sono turche

La tv è coreana, va bene. Ma il ‘va bene’ è nostro, cribbio. L’auto nel box è tedesca, confesso. E il caffè di stamattina viene dal Brasile. Le banane del consueto frullato a merenda sono del Senegal. Google, Facebook e Twitter sono americani, come dici tu. Ma io preferisco Instagram, tie’. Che è… è americano pure lui, ok… va bene! Pensi che non lo sappia? Pensi che non sappia che le mani che puliscono la mia casa vengono dalla Romania? Che quelle che si prendono cura di mia madre sono polacche? Leggi il resto

Racconto di una bimba aliena

Perché al di là delle superficiali giustificazioni, ciò che ci spaventa di più è il dentro delle cose. Nello specifico, un cervello di grandezza superiore, con la propensione ad estendersi verso l’alto. Ovvero, ragione e fantasia che puntino la volta celeste come unica direzione possibile. Cerca di capire i nostri limiti, innanzi alla pericolosa miscela. Ancora oggi, laddove sia presente in una bambina, o futura donna che sia, vien temuta come la più potente arma di liberazione di massa. Noi temiamo gli alieni, sì. E il più delle volte facciamo di tutto per isolarli e provocar loro sofferenza. Leggi il resto

Human

Work in progress

Io sono diverso

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Io sono diverso di Alessandro Ghebreigziabiher Sono diverso, capisci? Io sono diverso. E’ evidente, non è un pregiudizio, è così. Te l’ho detto stamani, prima di uscir di casa e te lo ripeto ora che son tornato da te. Non appena ho varcato la soglia del mio appartamento, ne ho avuto riprova, capisci? Mi capisci, sì? C’era quel signore là, quello che non saluta, con gli occhiali piccoli, gli occhi ancor più minuscoli e le pupille che si vedono appena per quanto son microscopiche. Io ho gli occhi grandi, invece. E il naso… no, il mio è più grosso, d’accordo, ma è dritto, il suo ha la gobba, vuoi mettere? No, sono diverso, non mi stancherò mai di ripeterlo, ma è roba che non si discute. Sono diverso dalla signora nell’ascensore, con quelle lentiggini sulle gote e i capelli biondi. I miei sono castani, cavolo, un castano particolare, però. Niente di paragonabile al castano del portinaio che spazzava nell’ingresso. No, perché uno potrebbe dire che sei diverso, t...

Cosa nascondiamo

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Cosa nascondiamo di Alessandro Ghebreigziabiher Il traffico, quel mattino, era congestionato, come si suol dire. Lo era già di suo, ogni giorno. Senza favorevoli sorprese. Eppure, siam tutti lì, fedeli all’appuntamento con la coda . Della fiera , la cui testa , ove albergano ragione e quant’altro, nessuno mai vedrà. Cosa nasconde . Subito dopo l’intervento della pubblica, quanto temuta forza, con la colonna di incalcolabile misura e collera alle spalle dell’ingombrante intruso sulla via, un muro di clacson si levò rabbioso, sino a consumar batterie e ultimi scampoli di pazienza. In effetti, a onor del vero, il camion era di dimensioni inaccettabili, soprattutto la parte delegata al carico, come una colossale balena su ruote dalla pancia illegale. Non per ingordigia, sia ben chiaro, e neppure per occultar ragazzini dalla menzogna facile di legno intessuti. Talvolta è solo colpa della fame, ovvero un insopprimibile bisogno di cercar spazio e attenzione. “Scendete ...

Storie di scuola: Le parole sono chiavi

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Le parole sono chiavi di Alessandro Ghebreigziabiher   Sì, lo so. Non sono un esempio, non lo è la sottoscritta come lo scritto stesso qui di sotto. O di seguito , dovrei dire, giusto? Ecco, spero si sia capito che scrivere non è il mio forte, come non lo è parlare. Sarà forse per questo che ho accettato di fare l’ insegnante di sostegno con un bambino di sette anni, il quale, nella sua seppur breve esistenza, di parole ne avrà pronunciate al massimo un centinaio. A dire tanto, mi disse la madre. Mi piacque subito, questa cosa, perché malgrado il mio motivo non sia ritenuto un vero e proprio disturbo, una timidezza di proporzioni bibliche non è certo un punto di forza, nella vita. L’ho detto, però, vero? Non sono un esempio e non sono altrettanto esemplari le ragioni della mia scelta lavorativa. Insegnante di sostegno… Io neanche volevo fare l’insegnante, figuratevi voi. Fin da piccola ho sempre sognato di diventare una suonatrice d’arpa. Solo lì avrei tr...

Stasera c'è la partita

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Stasera c'è la partita di Alessandro Ghebreigziabiher Ruggero era solo annoiato e aveva voglia di scherzare. Mario era semplicemente ansioso di tornare a casa. Fretta e noia. Noia e fretta e tutta la storia è fatta. Mario entrò nella piazzola sgommando, tipo gli agenti che arrivano nella zona incriminata e scendono dall’auto con prode balzo, decisi a catturare il malvivente. A proteggere e servire. Servire e proteggere e il racconto è scritto. Ruggero uscì dal gabbiotto in cui era solito difendersi dalle calure estive e dalle sempiterne violenze del consueto traffico cittadino. “Buonasera”, fece come se si fossero incontrati nel parco, tranquilli passeggiatori della domenica in un ameno brandello di verde sottratto al cemento. “Come va?” “Bene, grazie”, rispose Mario senza degnare l’altro di uno sguardo. “Mi faccia il pieno, è aperto.” E’ aperto quel che deve esser tale, pronto a inghiottire il necessario, la minima soglia concessa al nuovo e al diverso, c...

Il sogno

Il sogno di Alessandro Ghebreigziabiher Uno grida. L’altro lo soccorre. “Cosa ti succede?” “Niente, scusami… è che ero grasso, molto grasso.” “Come?” “Sì, e un attimo dopo ero magro, troppo magro. Quindi avevo il volto martoriato dall’acne e poi le classiche orecchie… come si dice?” “A sventola.” “Esatto, proprio così. Quindi ero nero, cioè in realtà marrone, ma chiaro, però.” “Differenza veniale. “Già, poi ero donna, ma ero ancora uomo. E di seguito l’opposto. Ma ero sempre io…” “Capisco.” “Poi ero bello, infinitamente bello e un istante più tardi mi ci sentivo solo, bello. E ancora adesso non ho capito la differenza.” “Tipico.” “Ovviamente, sono stato anche alto e basso. Anche se questa non l’ho intesa appieno. Alto o basso rispetto a cosa?” “E lo chiedi a me?” “No, figurati. Avevo gli occhi a mandorla ma belli. Poi gli occhi azzurri ma cattivi. Quindi gli occhi verdi ma strabici e gli occhi scuri con qualcosa di chiaro.” “E’ la cataratta.” “Sarà ...

Matrimoni omosessuali spiegati ai bambini e ai ragazzi

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Le casette per tutto l’amore che c’è di Alessandro Ghebreigziabiher C’era una volta una scuola. Nella scuola c’era una classe. Come tante. La classe aveva un maestro. Confuso. Come molti. Il maestro confuso decise di trovare le risposte che cercava proprio da coloro i quali avrebbero dovuto aspettarsele da lui. Ovviamente, si avvalse dei preziosi vantaggi del linguaggio semplice delle esistenze incontaminate. “Bambine e bambini”, disse avvicinandosi alla lavagna. “Oggi vi propongo una specie di indovinello. Immaginatevi un mondo dove soltanto due tipi di figure possano decidere di amarsi e costruire insieme una casa: un quadrato e un triangolo : “Disegnate ora le casette che ne verrebbero fuori.” I piccoli alunni apprezzarono quasi tutti all’unisono la possibilità di risolvere il problema con colori e matite, forse perché alla loro età è come liberare un uccellino dalla gabbia. Osservando le varie creazioni degli studenti, il maestro confuso si rese conto...

Storie di scuola: l’importanza delle conseguenze

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L’importanza delle conseguenze di Alessandro Ghebreigziabiher Novità : guarda o ascolta anche in versione Podcast "Consegnatemi i testi", disse la professoressa di lettere alla fine della lezione. Raccontatevi con una pagina e fatelo con sincerità e coraggio . Questo era stato invece l’invito dell’insegnante alla vigilia del precedente fine settimana. Il lunedì la donna, al proprio esordio alle scuole superiori, si era imbattuta in uno dei colori più suggestivi del meraviglioso arcobaleno volgarmente detto adolescenza. Se chiedi a un manipolo di quattordicenni di essere sinceri e coraggiosi, preparati . Preparati ad aspettarti di tutto. "Consegnatemi i testi", aveva quindi detto poco dopo che l’ultimo studente aveva terminato di leggere il suo componimento. Si era rivolta a tutti. Ma l’aveva detto solo per l’ultimo. L’ultimo componimento, dell’ultimo studente all’ultimo banco della fila al centro. Leggi pure come la zona dove si celano i...

Storie di scuola: Quelli che non ci sono

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Quelli che non ci sono di Alessandro Ghebreigziabiher C’era una volta una classe. Anzi, non c’era . C’è, c’è sempre. Da qualche parte c’è. E’ lì. Io la vedo e l’hai vista anche te. Anche solo un pezzetto. Per un istante, pure breve e distratto. Dimentica il tuo, di banco, e guardati in giro, se non mi credi. Sì, lo so, sei all’inizio del viaggio ed è normale e giusto che il protagonista sia tu e solo tu. Ma la storia ha bisogno di incontri e scontri. Di eroi consapevoli della fortuna dei primi e, specialmente, senza covar vani timori verso i secondi. La storia ha bisogno degli altri, altrimenti non v’è racconto. Soprattutto di quelli che non ci sono . Sì, è proprio di quella sedia vuota, che sto parlando. Già, quella lì, al terzo banco. No, non è in ritardo. Il tempo non è mai stato un problema per lei . E non ha neanche sbagliato classe. La sbadataggine è sempre stato l’ultimo dei problemi, per lui . Vuoi andare avanti? Vuoi davvero scoprire cosa dicano...

Figli di una coppia mista: le avventure di Tramonto

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Le avventure di Tramonto di Alessandro Ghebreigziabiher Col tempo mi resi conto che i problemi di convivenza non erano con le persone in particolare, essendo fragili e complicate quanto me stesso, ma con delle cose nascoste dentro di noi. Il primo impatto con questo segreto nemico fu fin dalla prima infanzia, quando mi avvicinai al mondo dei giocattoli. Mondo pieno di pupazzi e soldatini che erano tutti costruiti per quelle che allora chiamavo le "creature del giorno". Erano troppo chiari per me, non ve n'era uno a cui assomigliassi. Una volta, esasperato, presi un pupazzo, e lo sporcai in viso col pennarello marrone, per renderlo più familiare. Lo stesso accadde con i cartoni animati e i fumetti. Mi piacevano molto quelli i cui protagonisti erano dei supereroi, con poteri soprannaturali, in grado di volare e di difendere i più deboli. O forse mi interessava solo difendere me stesso. Per mia sfortuna, il meno chiaro di essi era Hulk, che comunque era v...

Storie di animali divertenti: Animali misti

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Animali misti di Alessandro Ghebreigziabiher C’era una volta una foresta. Nella foresta vi erano tanti animali. Gli animali erano tutti riuniti in branchi, ognuno della propria specie. Le tigri vivevano con le tigri. I leoni andavano a caccia con i leoni. Le zebre scappavano da questi ultimi insieme alle altre zebre. Le giraffe allungavano i loro colli per mangiare. In compagnia di chi? Di altre giraffe, nessuna sorpresa. L’elefante passeggiava con l’elefante, il serpente sibilava con il serpente e il coccodrillo… be’, il coccodrillo chiacchierava qualche volta con il caimano, ma solo di rado. Ogni animale viveva con quelli della propria specie, con i propri simili e tutti credevano che fosse il volere della natura. Tuttavia, si sa come fa. La natura, intendo. Essa è imprevedibile, cambia idea da un momento all’altro. Un attimo prima c’è il sole e un attimo dopo piove. Quando il cielo è azzurro sembra sempre uguale, ma provate a osservarlo allorché si ricopri di nuvo...
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